Salus Tv numero 22 del 3 giugno 2010: Trapianti, Ospedali, Patient empowerment, Malattie rare, Ricerca, Trapianto di Capelli,

  1. Calano i trapianti ma italiani più generosi
  2. Negli ospedali si soffre sempre di meno
  3. Al Sant'Orsola di Bologna il 'patient empowerment'
  4. A Milano supertest 'svela' malattie rare nei bebè
  5. Premiata la migliore ricerca 'in rosa' italiana
  6. Vero o falso: trapianto di capelli.
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Salus Tv numero 23 del 9 giugno 2010: Alimentazione, Animali, Diabete, Mal di schiena, Malattia di Crohn, Surgelati

  1. Torna per il 3° anno la Campagna per il Buon Compenso del Diabete
  2. Un pronto soccorso per le emergenze degli amici a 4 zampe
  3. Sicuri e consigliabili, la rivincita dei surgelati
  4. Malattia di Crohn, una patologia troppo dimenticata
  5. Mal di schiena: giù il sipario sui falsi miti
  6. Vero o falso: italiani e alimentazione
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Libri Consigliati:
- I cibi antiossidanti anticancro di Coy Johannes F., Franz Maren Ordina su Librisalus.it
- Prevenire il cancro a tavola di Brigo Bruno, Capano Giuseppe Ordina su Librisalus.it
- Come proteggersi dal cancro con l'alimentazione di Stella Carmela Ordina su Librisalus.it
- Il Fattore Enzima, la dieta del futuro di Shinya Hiromi Ordina su Librisalus.it
- Mangiare sano con il diabete di Szwillus Marlisa, Fritzsche Doris Ordina su Librisalus.it
- Curare il diabete in 21 giorni di Cousens Gabriel Ordina su Librisalus.it
- Cucina Rapida per chi ha il Diabete di Zanin Patrizia Ordina su Librisalus.it
- Crudo & Semplice (DVD) di Ortner Alex Ordina su Librisalus.it- Diabete, Le risposte a tutte le vostre domande di Walker Rosemary, Rodgers Jill Ordina su Librisalus.it

Salus Tv numero 24 del 17 giugno 2010: Anoressia, Chirurgia estetica, Gravidanza, Obesità infantile, Tumore al Seno, Tumore del rene

  1. Anoressici gia' a 10 anni
  2. Chirurgia estetica: specialisti contro ‘far west’
  3. Aumentano i casi di tumore del rene ma si vive di più
  4. Pizza e cocomero ‘menù mondiale’ davanti alla tv
  5. Obesità infantile, i pediatri tornano a scuola
  6. Vero o falso: tumore al seno e gravidanza
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'Scacco al diabete', la guida per conviverci

Presentato oggi “Scacco al diabete”, la prima guida pratica che, con un linguaggio chiaro e accessibile, spiega a chi ha il diabete e ai suoi familiari come raggiungere “il Buon Compenso del Diabete”. Attraverso l’adozione di regole appropriate e l’adesione a uno stile di vita corretto infatti, si può avere il controllo di questa patologia, che oggi coinvolge la quotidianità di 3 milioni di italiani.

Il libro suggerisce al lettore come preparare un vero e proprio “piano di battaglia” contro il diabete, articolato in 5 regole o “mosse”, e altrettanti capitoli, per dare scacco definitivo alla malattia:

1. Infòrmati sul diabete: la malattia non va sottovalutata, ma può essere gestita, attraverso un adeguato “piano di battaglia” che comprenda i meccanismi che ne sono alla base, le diverse forme che assume, gli strumenti di controllo e le terapie possibili.

2. Chiedi al tuo medico e al diabetologo di aiutarti a capire se hai il diabete: si tratta infatti di una malattia subdola, che spesso non dà manifestazioni visibili e precise e quindi viene diagnosticata tardi.

3. Non improvvisare la diagnosi e la cura, ma fatti dire dai medici perché è importante tenere sotto controllo l’emoglobina glicata: il diabete è una patologia controllabile e gestibile che può essere tenuta a bada se la persona si impegna al massimo per raggiungere il Buon Compenso del Diabete. Occorre perciò seguire le cure prescritte dal medico, correggere gli stili di vita dannosi, e sottoporsi a controlli regolari, soprattutto dell’emoglobina glicata (HbA1c).
Questo parametro è in grado di rilevare l’andamento medio dei valori della glicemia nell’arco di due-tre mesi. Quando il valore è superiore al 6% è importante affidarsi al medico per analizzare la situazione e provvedere a ritarare il “piano di battaglia”.

4. Non sottovalutare il tuo problema: minimizzare è controproducente, e la persona dovrebbe rendersi parte attiva nell’attuazione costante e paziente del proprio “piano di battaglia”.

5. Adotta le corrette abitudini che ti aiutano a raggiungere il Buon Compenso del Diabete: alimentazione scorretta, consumo di alcool e sedentarietà sono i primi fattori da correggere.

Il libro è, inoltre, ricco di interviste ai massimi esperti sul diabete, raccoglie le testimonianze di pazienti, medici, infermieri, familiari e associazioni di pazienti, ed è infine completato da un’appendice con le indicazioni delle principali associazioni che da anni sono a fianco del paziente per una migliore qualità della vita. “Scacco al diabete” rappresenta un ulteriore strumento al servizio di tutte le persone, con diabete e non, che vogliono comprendere meglio la malattia.
“Oggi si contano circa 140 milioni di persone con questa malattia in tutto il mondo e 3 milioni in Italia. Numeri più bassi rispetto alla reale situazione - dichiara il professor Massimo Massi Benedetti, chairman della Science Task Force di IDF -. Si ritiene infatti che le persone con diabete siano molte di più, il problema è che non tutti sanno di averlo. In questo contesto si inserisce la campagna “Buon Compenso del Diabete. Informati, alleati, protetti” che negli ultimi due anni ha avuto un ruolo di primo piano nell’informare e sensibilizzare oltre 150.000 cittadini sull’importanza di tenere sotto controllo i parametri metabolici”.
"Il libro si inserisce nel quadro di questo impegno della Campagna, che vede per la prima volta in Italia alleati e schierati tutti i soggetti coinvolti nella cura della patologia, la classe medico-scientifica, gli operatori sanitari, le associazioni di volontariato nazionali e locali e le Istituzioni”, spiega Massi Benedetti.
La Campagna BCD, il progetto pilota che IDF ha voluto realizzare in Italia a partire dal 2008 e che da questo mese riprende a vistare le maggiori piazze italiane, ha come obiettivo la sensibilizzazione della popolazione sull’importanza del controllo costante di parametri metabolici fondamentali per chi ha il diabete quali, oltre all’emoglobina glicata, la glicemia, i grassi nel sangue, la pressione arteriosa e il peso corporeo.
La Campagna è promossa da IDF (International Diabetes Federation) attraverso le affiliate AMD (Associazione Medici Diabetologi) e SID (Società Italiana di Diabetologia), e le associazioni di volontariato AID, FAND e ANIAD, ed è resa possibile dl contributo incondizionato di Sanofi-Aventis
"Grazie alla metodologia individuata - sottolinea Arturo Zanni, direttore generale di Sanofi-Aventis Italia- , la Campagna è in grado di contribuire significativamente al miglioramento del processo di assistenza e cura, parlando direttamente alle persone sul territorio con strumenti di comunicazione chiari e semplici ma anche evidence-based, di cui il libro ne è un valido esempio. Sanofi-aventis considera il sostegno alle campagne di informazione e di educazione come uno degli elementi fondamentali che caratterizzano l'impegno dell'azienda in attività di responsabilità sociale.”

L'iniziativa gode, inoltre, del patrocinio del Ministero della Salute. Hanno contribuito al successo dell’iniziativa Federfarma (Federazione nazionale dei titolari di farmacia italiani), OSDI (Operatori Sanitari di Diabetologia Italiani), SIBIOC (Società Italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare), SIMEL (Società Italiana Medicina di Laboratorio) e SIMG (Società Italiana Medicina Generale).
 
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Libri Consigliati:
- Mangiare sano con il diabete di Szwillus Marlisa, Fritzsche Doris Ordina su Librisalus.it
- Curare il diabete in 21 giorni di Cousens Gabriel Ordina su Librisalus.it
- Cucina Rapida per chi ha il Diabete di Zanin Patrizia Ordina su Librisalus.it
- Crudo & Semplice (DVD) di Ortner Alex Ordina su Librisalus.it
- Diabete, Le risposte a tutte le vostre domande di Walker Rosemary, Rodgers Jill Ordina su Librisalus.it

Quali sono i cibi che abbronzano?

Carote, spinaci e albicocche salgono sul podio degli abbronzanti naturali in grado di 'catturare' i raggi del sole e garantire una tintarella della salute. A stilare la speciale classifica del cibo che abbronza è la Coldiretti nell'ambito di 'Bio sotto casa', manifestazione dove contro i colpi di calore sono scesi in campo - a Roma, all'Auditorim parco della musica - anche gli assaggiatori della frutta.

Anche chi è ancora costretto a rimanere in città, sottolinea l'associazione agricola, "può difendersi dal caldo e prepararsi la tintarella estiva con una dieta adeguata che si fonda sul consumo di cibi ricchi in Vitamina A che favorisce la produzione nell'epidermide del pigmento melanina per donare il classico colore ambrato alla pelle". Con il grande caldo, prosegue la Coldiretti, "consumare carote, insalate, cicoria, lattughe, meloni, peperoni, pomodori, albicocche, fragole o ciliegie serve a difendersi dai colpi di calore, ma anche a preparare l'abbronzatura estiva". Nella speciale classifica Coldiretti sui cibi abbronzanti il primo posto è conquistato "indiscutibilmente" dalle carote che contengono ben 1.200 microgrammi di Vitamina A o quantità equivalenti di caroteni per 100 grammi di parte edibile.

"Al posto d'onore- continua la Coldiretti- salgono gli spinaci che ne hanno circa la metà, a pari merito con il radicchio", mentre al terzo si posizionano le albicocche seguite da cicoria, lattuga, melone giallo e sedano, peperoni, pomodori, pesche gialle, cocomeri, fragole e ciliege che presentano comunque contenuti elevati di vitamina A o caroteni. Con l'arrivo del caldo estivo, ricorda la Coldiretti, "è importante consumare frutta e verdura fresca, fonte di vitamine, sali minerali e liquidi preziosi per mantenere l'organismo in efficienza e per combattere i radicali liberi prodotti come conseguenza dell'esposizione solare". Come spiega l'organizzazione, antiossidanti 'naturali' sono le vitamine A, C ed E che "sono contenute in abbondanza in frutta e verdura fresca".
Questi vegetali, sottolinea ancora Coldiretti, "sono alimenti che soddisfano molteplici esigenze del corpo: nutrono, dissetano, reintegrano i sali minerali persi con il sudore, riforniscono di vitamine, mantengono in efficienza l'apparato intestinale" e oltretutto "si oppongono all'azione dei radicali liberi prodotti nell'organismo dall'esposizione al sole, nel modo piu' naturale ed appetitoso possibile".

Ecco, di seguito la speciale 'top ten' di Coldiretti dei cibi 'abbronzanti':

1) Carote (1.200 microgrammi di vitamina A);

2) Spinaci e radicchi (500-600 microgrammi);

3) Albicocche (350-500 microgrammi);

4) Cicorie e lattughe (220-260 microgrammi);

5) Meloni gialli (200 microgrammi);

6) Sedano (200 microgrammi);

7) Peperoni (100-150 microgrammi);

8) Pomodori (50-100 microgrammi);

9) Pesche (100 microgrammi);

10) Cocomeri e ciliegie (20-40 microgrammi)



L'Obesità danneggia la sessualità

Una taglia XXL oltre alla salute può danneggiare anche la vita sessuale. I troppi chili in eccesso infatti, espongono sia "lui" che "lei" a patologie e condizioni sociali complicate.
Secondo la ricerca condotta presso il France's National Institute for Health and Medical Research e pubblicato sulla rivista British Medical Journal, le donne obese corrono maggiori rischi di incorrere in una gravidanza non desiderata, mentre gli uomini hanno più possibilità di soffrire di disfunzione erettile.
Per giungere a tale risultato, gli esperti hanno preso in esame il comportamento sessuale di 12364 persone, di età compresa fra i 18 e i 69 anni. Il gruppo esaminato era diviso al suo interno in tre sottogruppi: 2500 persone erano in sovrappeso, 750 erano obese, la parte rimanente era normopeso.

Paragonando i risultati tra uomini obesi e non, è emerso che i primi avevano il 70% di possibilità in più durante l'anno, di avere una sola compagna e la probabilità di due volte e mezzo superiore di soffrire di disfunzioni erettili. Oltre a questi risultati, per i giovani obesi al di sotto dei trentanni, si deve aggiungere anche la maggiore possibilità di contrarre malattie sessualmente trasmissibili.
La realtà non è meno rassicurante per le donne di taglia forte, che rispetto alle colleghe normopeso, hanno una probabilità cinque volte superiore di conoscere il proprio compagno su internet, e di stare con un uomo della stessa "stazza". Le "lei" obese sotto i trentanni inoltre, raramente utilizzano anticoncezionali e ciò le espone a gravidanze non pianificate.

HIV: prevenirlo con il preservativo

Il preservativo è oggi l'unica barriera in grado di prevenire le infezioni da virus Hiv e altre malattie a trasmissione sessuale. Vale per i giovani e per gli adulti, per gli eterosessuali come per gli omosessuali, per gli uomini e per le donne. In molti Paesi del mondo esistono campagne di promozione, programmi di distribuzione gratuita, politiche di riduzione dei prezzi, come accade per qualsiasi questione di salute pubblica. In Italia no. In Italia non è attiva alcuna campagna nazionale specifica sul preservativo, non sono previsti programmi di distribuzione e l'Iva resta al 20 per cento. Nonostante tutto.
Gli italiani sono agli ultimi posti in Europa per utilizzo dei preservativi, anche se certamente non fanno meno sesso degli altri. Mentre le indagini sulla salute riproduttiva dei cittadini, soprattutto dei più giovani, perché più vulnerabili ma anche perché più indagati, forniscono dati preoccupanti, e nonostante la maggior parte delle infezioni da Hiv sia oggi dovuta a rapporti sessuali non protetti. L'Italia è considerato dall'Unaids un Paese europeo a richio medio alto per l'infezione da Hiv, ma l'Hiv Index europeo ci mette al 27esimo posto, su 29 Paesi, per le politiche di prevenzione. I preservativi in Italia costano in media un euro l'uno, e non sembrano esserci alternative all'acquisto, appunto a caro prezzo. Se poi si considera come il preservativo sia spesso considerato un oggetto scomodo, ambiguo, addirittura peccaminoso, si capisce il perché del suo scarso appeal. Sfoderare un preservativo prima di un rapporto, ancora troppo spesso provoca un giudizio morale negativo, e non l'idea di una sessualità consapevole e responsabile.

Insomma il condom in Italia ha ancora una pessima reputazione, che non di rado si estende a chi lo usa. La Lila cerca di capovolgere questa situazione. Il 1° dicembre 2009, Giornata mondiale contro l'Aids, ha lanciato la campagna Yes We Condom, completamente autofinanziata. Che è al momento l'unica campagna nazionale specifica attiva in Italia. Il suo obiettivo è migliorare la percezione del preservativo nella popolazione, i suoi mezzi vanno dalla diffusione in rete al sostegno all'installazione di macchine distributrici nelle scuole superiori, passando per la recente distribuzione di più di 400mila Promocard (cartoline) in oltre 50 città. Nei tre video virali, realizzati in collaborazione con l'Accademia di Belle Arti di Bologna, la Lega italiana per la lotta contro l'Aids ha deciso di inserire lo slogan Yes We Condom, e di perseguire l'idea che il preservativo è un oggetto utile, persino divertente, che non peggiora ma migliora la qualità delle relazioni. I video sono visibili nel sito http://www.lila.it/ e nel canale YouTube www.youtube.com/LilaOnlus.
 

Viagra: allegato-riassunto delle caratteristiche del prodotto

1. DENOMINAZIONE DEL MEDICINALE

VIAGRA 25 mg compresse rivestite con film

2. COMPOSIZIONE QUALITATIVA E QUANTITATIVA

Ogni compressa contiene 25 mg di sildenafil (come citrato). Eccipienti: Lattosio.Per l'elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.

3. FORMA FARMACEUTICA

Compresse rivestite con film.

Compresse rivestite con film e di colore blu, a forma di diamante arrotondato e con impresso “PFIZER” da un lato e “VGR 25” dall'altro.

4. INFORMAZIONI CLINICHE

4.1 Indicazioni terapeutiche

Trattamento di soggetti con disfunzione erettile, ovvero dell'incapacità a raggiungere o a mantenere un'erezione idonea per una attività sessuale soddisfacente.

È necessaria la stimolazione sessuale affinché VIAGRA possa essere efficace.

4.2 Posologia e modo di somministrazione

Uso orale.

Uso negli adulti:

La dose raccomandata è 50 mg al bisogno, da assumere circa un'ora prima dell'attività sessuale. In base all'efficacia ed alla tollerabilità, la dose può essere aumentata a 100 mg oppure ridotta a 25 mg. La dose massima raccomandata è di 100 mg. Il prodotto non deve essere somministrato più di una volta al giorno. Se VIAGRA viene assunto insieme ai pasti, l'insorgenza dell'azione può essere ritardata rispetto all'assunzione a digiuno (vedi Sezione 5.2).

Uso negli anziani:

Nei pazienti anziani non sono necessari aggiustamenti posologici.

Uso nei pazienti con compromissione della funzionalità renale:

Le raccomandazioni posologiche descritte nel paragrafo “Uso negli adulti” valgono anche per i pazienti con compromissione renale lieve-moderata (clearance della creatinina = 30-80 ml/min).

Poiché la clearance del sildenafil è ridotta nei pazienti con grave compromissione renale (clearance della creatinina < 30 ml/min), si deve prendere in considerazione una dose da 25 mg. In base all'efficacia e alla tollerabilità, la dose può essere aumentata a 50 mg e 100 mg.

Uso nei pazienti con compromissione della funzionalità epatica:

Poiché la clearance del sildenafil è ridotta nei pazienti con compromissione epatica (es. cirrosi), si deve prendere in considerazione una dose da 25 mg. In base all'efficacia e alla tollerabilità, la dose può essere aumentata a 50 mg e 100 mg.

Uso nei pazienti pediatrici e adolescenti:

VIAGRA non è indicato nei soggetti di età inferiore a 18 anni.

Uso in pazienti in trattamento con altri medicinali:

Con l'eccezione del ritonavir, per il quale la co-somministrazione con sildenafil è sconsigliata (vedi Sezione 4.4) una dose iniziale di 25 mg deve essere considerata in pazienti che ricevono un trattamento concomitante con inibitori del CYP3A4 (vedi Sezione 4.5).

Prima di iniziare il trattamento con sildenafil, per ridurre al minimo lo sviluppo di ipotensione posturale i pazienti dovranno essere stabilizzati con un trattamento a base di alfa-bloccanti. Inoltre, si dovrà prendere in considerazione l'inizio del trattamento con sildenafil al dosaggio di 25 mg (vedi Sezioni 4.4 e 4.5).

4.3 Controindicazioni


Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti.

In accordo con gli effetti accertati sulla via ossido di azoto/guanosin monofosfato ciclico (cGMP) (vedi Sezione 5.1), è stato osservato che il sildenafil potenzia gli effetti ipotensivi dei nitrati e pertanto la co-somministrazione con i donatori di ossido di azoto (come il nitrito di amile) o con i nitrati in qualsiasi forma è controindicata.

I prodotti indicati per il trattamento della disfunzione erettile, incluso il sildenafil, non devono essere utilizzati nei soggetti per i quali l'attività sessuale è sconsigliata (es. pazienti con gravi disturbi cardiovascolari, come angina instabile o grave insufficienza cardiaca).

VIAGRA è controindicato in pazienti che hanno perso la vista ad un occhio a causa di una neuropatia ottica ischemica anteriore non-arteritica (NAION), indipendentemente dal fatto che questo evento sia stato o meno correlato al precedente impiego di un inibitore della PDE5 (vedere paragrafo 4.4).

La sicurezza d'uso del sildenafil non è stata studiata nei seguenti sottogruppi di pazienti e pertanto l'uso del prodotto è controindicato in questi pazienti: grave compromissione epatica, ipotensione (pressione sanguigna < 90/50 mmHg), storia recente di ictus o infarto del miocardio e disturbi ereditari degenerativi accertati della retina, come retinite pigmentosa (una minoranza di questi pazienti presenta disturbi genetici delle fosfodiesterasi retiniche).

4.4 Avvertenze speciali e precauzioni d'impiego

Prima di prendere in considerazione il trattamento farmacologico, dovranno essere effettuati un'anamnesi ed un esame obiettivo al fine di diagnosticare la disfunzione erettile e determinare le cause che possono essere alla base della patologia.

Poiché esiste una percentuale di rischio cardiaco associato all'attività sessuale, prima di avviare qualsiasi trattamento per la disfunzione erettile, i medici dovranno esaminare le condizioni cardiovascolari dei pazienti. Il sildenafil possiede proprietà vasodilatatorie che determinano riduzioni lievi e transitorie della pressione sanguigna (vedi Sezione 5.1). Prima di prescrivere il sildenafil i medici dovranno considerare attentamente se questi effetti vasodilatatori possono avere conseguenze negative nei pazienti che presentano determinate condizioni di base, soprattutto in associazione all'attività sessuale. I pazienti maggiormente sensibili agli effetti vasodilatatori includono i pazienti con ostruzione della gittata sistolica (p.es. stenosi aortica, cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva) o quelli affetti da atrofia multisistemica, una sindrome rara che si manifesta sotto forma di grave compromissione del controllo autonomico della pressione.

VIAGRA potenzia l'effetto ipotensivo dei nitrati (vedi Sezione 4.3).

Durante la fase di commercializzazione del prodotto, in associazione temporale all'uso di VIAGRA, sono stati segnalati gravi eventi cardiovascolari, inclusi infarto del miocardio, angina instabile, morte cardiaca improvvisa, aritmie ventricolari, emorragia cerebrovascolare, attacco ischemico transitorio, ipertensione ed ipotensione. La maggior parte di questi pazienti, ma non tutti, presentava preesistenti fattori di rischio cardiovascolare. È stato segnalato che molti eventi si sono verificati durante o subito dopo il rapporto sessuale e alcuni subito dopo l'assunzione di VIAGRA in assenza di attività sessuale. Non è possibile determinare se questi eventi siano direttamente correlati a questi o ad altri fattori.

I prodotti indicati per il trattamento della disfunzione erettile, incluso il sildenafil, devono essere impiegati con cautela nei pazienti con deformazioni anatomiche del pene (es. angolazione, fibrosi cavernosa o malattia di Peyronie) o nei pazienti che presentano patologie che possano predisporre al priapismo (es. anemia falciforme, mieloma multiplo o leucemia).

La sicurezza e l'efficacia della combinazione del sildenafil con altri trattamenti per la disfunzione erettile non sono state studiate. Pertanto, l'uso di queste combinazioni è sconsigliato.

Disturbi della vista e casi di neuropatia ottica ischemica anteriore non-arteritica sono stati segnalati in associazione all'uso di sildenafil e di altri inibitori della PDE5. Il paziente deve essere avvertito che in caso di improvvisi problemi alla vista, deve interrompere l'assunzione di VIAGRA e consultare immediatamente un medico (vedere paragrafo 4.3). La somministrazione concomitante di sildenafil e ritonavir è sconsigliata (vedi Sezione 4.5 ).

Si consiglia di prestare attenzione quando sildenafil viene somministrato ai pazienti in trattamento con alfa-bloccanti in quanto la somministrazione concomitante può causare ipotensione sintomatica in alcuni soggetti sensibili (vedere Sezione 4.5). Ciò si verifica con maggiore probabilità entro le 4 ore successive all'assunzione di sildenafil. Prima di iniziare il trattamento con sildenafil, per ridurre al minimo lo sviluppo di ipotensione posturale, i pazienti dovranno essere stabilizzati da un punto di vista emodinamico con un trattamento a base di alfa-bloccanti. Si dovrà prendere in considerazione l'inizio del trattamento con sildenafil al dosaggio di 25 mg (vedi Sezione 4.2). Inoltre, i medici dovranno consigliare ai pazienti cosa fare in presenza dei sintomi di ipotensione posturale.

Gli studi con piastrine umane indicano che il sildenafil potenzia l'effetto antiaggregante del nitroprussiato di sodio in vitro. Non sono disponibili informazioni relative alla sicurezza della somministrazione di sildenafil nei pazienti con disturbi emorragici o con ulcera peptica attiva. Pertanto, il sildenafil deve essere somministrato a questi pazienti solo dopo un'attenta valutazione del rapporto rischio-beneficio.

Il film di rivestimento delle compresse di VIAGRA contiene lattosio. VIAGRA non deve essere somministrato agli uomini con rari problemi ereditari di intolleranza al galattosio, una carenza da Lapp lattasi o un malassorbimento di glucosio-galattosio.

Non è indicato l'uso di VIAGRA nelle donne.

4.6 Gravidanza ed allattamento

Negli studi sulla riproduzione condotti sui ratti e conigli in seguito alla somministrazione orale di sildenafil non sono stati riscontrati eventi avversi rilevanti.

4.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull'uso di macchinari

Non sono stati effettuati studi sulla capacità di guidare veicoli e sull'uso di macchinari.

Poiché nel corso degli studi clinici con sildenafil sono stati segnalati episodi di capogiro e disturbi della vista, prima di guidare e di usare macchinari i pazienti devono essere consapevoli di come reagiscono al VIAGRA.

4.8 Effetti indesiderati

Il profilo di sicurezza di VIAGRA è basato su 8691 pazienti trattati al regime posologico raccomandato in 67 studi clinici controllati verso placebo. Le reazioni avverse più comunemente segnalate in pazienti in trattamento con sildenafil nell'ambito negli studi clinici sono state cefalea, vampate di calore, dispepsia, disturbi della vista, congestione nasale, capogiri e alterata percezione del colori.

Le reazioni avverse provenienti dalla sorveglianza post-marketing sono state raccolte da un periodo stimato > 9 anni. Poiché non tutte le reazioni avverse vengono segnalate al titolare dell'autorizzazione all'immissione in commercio ed incluse nel database di farmacovigilanza, le frequenze di queste reazioni non possono essere stabilite in modo affidabile.

Nella tabella sottostante sono elencate tutte le reazioni avverse clinicamente importanti, che si sono verificate negli studi clinici con un'incidenza superiore a quella del placebo e sono suddivise attraverso una classificazione per sistemi e organi e per frequenza (molto comune (≥1/10), comune (≥1/100 a <1/10), non comune (≥1/1.000 a <1/100), rara (≥1/10.000 a <1/1.000).

Inoltre, la frequenza delle reazioni avverse clinicamente importanti segnalate dall'esperienza post­marketing è indicata come non nota.

Nell'ambito di ogni classe di frequenza, gli effetti indesiderati sono riportati in ordine di gravità decrescente.

Tabella 1: Reazioni avverse clinicamente importanti segnalate con un'incidenza superiore a quella del placebo nell'ambito degli studi clinici controllati e reazioni avverse clinicamente importanti segnalate nel corso della sorveglianza post-marketing.

Classificazione per sistemi e organi Reazioni Avverse

Disturbi del sistema immunitario Raro Reazioni di ipersensibilità Patologie del sistema nervoso Molto comune Cefalea Comune Capogiri Non comune Sonnolenza, ipoestesia Raro Eventi cerebrovascolari, sincope Non nota Attacco ischemico transitorio, convulsioni, convulsioni ricorrenti Patologie dell'occhio Comune Disturbi della vista, alterata percezione dei colori Non comune Disturbi congiuntivali, disturbi agli occhi, disturbi della lacrimazione, altri disturbi degli occhi Non nota Neuropatia ottica ischemica anteriore non-arteritica (NAION), occlusione vascolare della retina, difetti del campo visivo Patologie dell'orecchio e del labirinto Non comune Vertigini, tinnito Raro Sordità* Patologie vascolari Comune Vampate di calore Raro Ipertensione, ipotensione Patologie cardiache Non comune Palpitazioni, tachicardia Raro Infarto del miocardio, fibrillazione atriale Non nota Aritmia ventricolare, angina instabile, morte cardiaca improvvisa Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche Comune Congestione nasale Raro Epistassi Patologie gastrointestinali Comune Dispepsia Non comune Vomito, nausea, secchezza della bocca Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo Non comune Rash cutaneo Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo Non comune Mialgia Patologie dell'apparato riproduttivo e della mammella Non nota Priapismo, erezioni prolungate Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione Non comune Dolore al torace, affaticamento Esami diagnostici Non comune Aumento della frequenza cardiaca

* Patologie dell'orecchio: Sordità improvvisa. Nella fase post-marketing e negli studi clinici, con l'uso degli inibitori della PDE5, compreso il sildenafil, è stata segnalata, in un piccolo numero di casi, un'improvvisa diminuzione o perdita dell'udito.

4.9 Sovradosaggio

Negli studi condotti sui volontari con dosi singole fino a 800 mg, le reazioni avverse sono state simili a quelle osservate con dosi più basse, ma la percentuale di incidenza e la gravità degli eventi è aumentata. La somministrazione di dosi da 200 mg non ha determinato un aumento di efficacia, ma l'incidenza delle reazioni avverse (mal di testa, vampate di calore, capogiro, dispepsia, congestione nasale, disturbi della vista) è aumentata. In caso di sovradosaggio dovranno essere adottate le necessarie misure standard di supporto. L'emodialisi non accelera la clearance renale perché il sildenafil è altamente legato alle proteine plasmatiche e non viene eliminato nelle urine.

5. PROPRIETÀ FARMACOLOGICHE

5.1 Proprietà farmacodinamiche

Categoria farmacoterapeutica: Farmaci impiegati per la disfunzione erettile. Codice ATC G04B E03

Il sildenafil rappresenta una terapia orale per la disfunzione erettile. In condizioni normali, ovvero in presenza di una stimolazione sessuale, il sildenafil ripristina una funzione erettile compromessa mediante un aumento del flusso sanguigno al pene.

Il meccanismo fisiologico responsabile dell'erezione del pene implica il rilascio di ossido di azoto (NO) nel corpo cavernoso durante la stimolazione sessuale. L'ossido di azoto a sua volta attiva l'enzima guanil-ciclasi che provoca un aumento dei livelli di guanosin monofosfato ciclico (cGMP), producendo il rilassamento della muscolatura liscia nel corpo cavernoso e consentendo quindi l'afflusso di sangue.

Il sildenafil è un potente inibitore selettivo della fosfodiesterasi di tipo 5 cGMP-specifica (PDE5) nel corpo cavernoso, dove la PDE5 è responsabile della degradazione di cGMP. Il sildenafil agisce perifericamente sulle erezioni. Il Sildenafil non ha un effetto rilassante diretto sul corpo cavernoso isolato dall'uomo, ma aumenta in modo efficace l'effetto rilassante dell'ossido di azoto (NO) su questo tessuto. Quando la via NO/cGMP viene attivata, come avviene con la stimolazione sessuale, l'inibizione della PDE5 da parte del sildenafil provoca un aumento dei livelli di cGMP nel corpo cavernoso. Pertanto è necessaria la stimolazione sessuale affinché il sildenafil possa produrre i suoi benefici effetti farmacologici previsti.

Gli studi in vitro hanno dimostrato che il sildenafil ha una selettività per la PDE5, la quale è coinvolta nel processo di erezione. Il suo effetto è superiore per la PDE5 rispetto alle altre fosfodiesterasi. Ha una selettività 10 volte superiore per la PDE6, coinvolta nella fototrasduzione della retina. Alle massime dosi raccomandate, ha una selettività 80 volte superiore per la PDE1 e oltre 700 volte per la PDE2, 3, 4, 7, 8, 9, 10 e 11. In particolare, la selettività del sildenafil per la PDE5 è 4.000 volte superiore a quella per la PDE3, l'isoenzima della fosfodiesterasi cAMP specifico coinvolto nel controllo della contrattilità cardiaca.

Sono stati condotti due studi clinici per valutare appositamente l'intervallo di tempo successivo all'assunzione del farmaco entro il quale il sildenafil può produrre un'erezione in risposta allo stimolo sessuale. In uno studio condotto con pletismografia peniena (RigiScan) in pazienti a stomaco vuoto, il tempo medio di insorgenza nei soggetti in trattamento con sildenafil che hanno avuto erezioni con una rigidità del 60% (sufficiente per un rapporto sessuale) è stato di 25 minuti (range 12-37 minuti). In un altro studio con RigiScan, ancora a distanza di 4-5 ore dalla somministrazione il sildenafil ha prodotto un'erezione in risposta allo stimolo sessuale.

Il sildenafil causa riduzioni lievi e transitorie della pressione sanguigna che, nella maggior parte dei casi, non si traducono in effetti clinici. La media delle massime riduzioni sulla pressione sistolica in posizione supina dopo somministrazione orale di 100 mg di sildenafil è stata di 8.4 mmHg. La corrispondente variazione della pressione diastolica in posizione supina è stata di 5.5 mmHg. Queste riduzioni pressorie rientrano negli effetti vasodilatatori del sildenafil, probabilmente dovuti ai maggiori livelli di cGMP nella muscolatura vascolare liscia. La somministrazione di dosi singole orali di sildenafil fino a 100 mg in volontari sani non ha prodotto effetti clinicamente rilevanti sull'ECG.

In uno studio sugli effetti emodinamici di una singole dose orale di sildenafil 100 mg condotto su 14 pazienti con grave coronaropatia (CAD) (stenosi di almeno un'arteria coronarica > 70%), i valori della pressione sistolica e diastolica media a riposo sono diminuiti rispettivamente del 7% e del 6% rispetto al basale. La pressione polmonare sistolica media è diminuita del 9%. Il sildenafil non ha alterato la gittata cardiaca e non ha compromesso la circolazione sanguigna attraverso le arterie coronariche stenotiche.

Non sono state osservate differenze clinicamente significative nei tempi di insorgenza dell'angina tra il sildenafil ed il placebo nel corso di uno studio in doppio cieco, controllato verso placebo condotto su 144 pazienti con disfunzione erettile ed angina cronica stabile sottoposti a test da sforzo che assumevano abitualmente farmaci antianginosi (ad eccezione dei nitrati).

In alcuni soggetti, con l'ausilio del test di Farnsworth-Munsell 100 HUE, a distanza di un'ora dalla somministrazione di una dose da 100 mg sono state rilevate alterazioni lievi e transitorie della percezione cromatica (blu/verde), senza effetti evidenti a distanza di 2 ore dalla somministrazione. Si suppone che il meccanismo alla base di questa alterazione nella percezione dei colori sia correlato alla inibizione della PDE6, la quale è coinvolta nella fototrasduzione a cascata nella retina. Il sildenafil non altera l'acutezza visiva o il senso cromatico. In uno studio controllato verso placebo condotto su un esiguo numero di pazienti (n=9) con degenerazione maculare documentata in fase iniziale correlata all'età, l'impiego del sildenafil (singola dose da 100 mg) non ha evidenziato alterazioni clinicamente significative ai test della vista (acutezza visiva, reticolo di Amsler, capacità di percepire i colori con simulazione delle luci del semaforo, perimetria di Humprey e fotostress).

Non è stato osservato alcun effetto sulla motilità o sulla morfologia dello sperma in seguito alla somministrazione di singole dosi orali di sildenafil da 100 mg in volontari sani.

Ulteriori informazioni sugli studi clinici

Negli studi clinici il sildenafil è stato somministrato ad oltre 8000 pazienti di età compresa tra 19 e 87 anni. I seguenti gruppi di pazienti sono stati inclusi: anziani (19,9%), pazienti con ipertensione (30,9%), diabete mellito (20,3%), cardiopatia ischemica (5,8%), iperlipidemia (19,8%), lesioni del midollo spinale (0,6%), depressione (5,2%), resezione transuretrale della prostata (3,7%), prostatectomia radicale (3,3%). I seguenti gruppi di pazienti non sono stati significativamente rappresentati oppure sono stati esclusi dagli studi clinici: pazienti sottoposti a chirurgia pelvica, pazienti sottoposti a radioterapia, pazienti con grave compromissione renale o epatica e pazienti con specifiche condizioni cardiovascolari (vedi Sezione 4.3).

Negli studi clinici con dosi fisse, la percentuale dei pazienti che ha riportato un miglioramento è stata del 62% (25 mg), 74% (50 mg) e 82% (100 mg), rispetto al 25% riportato con il placebo. Negli studi clinici controllati, la percentuale di interruzione dovuta al sildenafil è stata bassa e simile a quella riportata con il placebo.

In tutti gli studi clinici la percentuale dei pazienti che ha riportato un miglioramento durante il trattamento con il sildenafil è stata la seguente: disfunzione erettile psicogena (84%), disfunzione erettile mista (77%), disfunzione erettile organica (68%), anziani (67%), diabete mellito (59%), cardiopatia ischemica (69%), ipertensione (68%), TURP (61%), prostatectomia radicale (43%), lesioni del midollo spinale (83%), depressione (75%). La sicurezza e l'efficacia del sildenafil si è mantenuta negli studi a lungo termine.

5.2 Proprietà farmacocinetiche


Assorbimento:

Il sildenafil viene assorbito rapidamente. Le concentrazioni plasmatiche massime vengono raggiunte entro 30-120 minuti (media 60 minuti) dalla somministrazione orale a digiuno. La biodisponibilità media assoluta dopo somministrazione orale è del 41% (range 25-63%). Dopo somministrazione orale di sildenafil, quando il farmaco viene impiegato al range posologico raccomandato (25-100 mg), la AUC e la Cmax aumentano in proporzione alla dose.

Quando il sildenafil viene assunto insieme ai pasti, la velocità di assorbimento si riduce con un ritardo medio nel Tmax di 60 minuti ed una riduzione media della Cmax del 29%.

Distribuzione:

Il volume medio di distribuzione del sildenafil allo stato stazionario (Vd), ovvero la distribuzione nei tessuti, è pari a 105 l. In seguito all'impiego di una singola dose orale da 100 mg, la concentrazione plasmatica massima media di sildenafil è di circa 440 ng/ml (CV 40%). Poiché il sildenafil (ed il suo principale metabolita in circolo N-desmetil) è legato alle proteine plasmatiche per il 96%, questo determina una concentrazione plasmatica massima media del sildenafil libero pari a 18 ng/ml (38 nM). Il legame proteico è indipendente dalle concentrazioni totali del farmaco.

Nei volontari sani che hanno ricevuto sildenafil (dose singola da 100 mg), nell'eiaculato ottenuto 90 minuti dopo la somministrazione sono state rilevate quantità inferiori allo 0,0002% (media 188 ng) della dose somministrata.

Metabolismo:

Il sildenafil viene metabolizzato principalmente dagli isoenzimi microsomiali epatici CYP3A4 (via principale) e CYP2C9 (via secondaria). Il metabolita principale deriva dalla N-demetilazione del sildenafil. Questo metabolita ha un profilo di selettività per la fosfodiesterasi simile a quello del sildenafil ed una potenza in vitro per la PDE5 pari a circa il 50% di quella del farmaco immodificato. Le concentrazioni plasmatiche di questo metabolita sono circa il 40% di quelle osservate per il sildenafil. Il metabolita N-desmetil viene ulteriormente metabolizzato, con un'emivita terminale di circa 4 ore.

Eliminazione:

La clearance corporea totale del sildenafil è di 41 l/h e l'emivita terminale è di 3-5 ore. Dopo somministrazione orale o endovenosa il sildenafil viene eliminato sotto forma di metaboliti, principalmente nelle feci (circa l'80% della dose orale somministrata) ed in misura minore nelle urine (circa il 13% della dose orale somministrata).

Farmacocinetica in gruppi particolari di pazienti

Anziani:

Nei volontari sani anziani (≥ 65 anni) è stata osservata una riduzione nella clearance del sildenafil, con concentrazioni plasmatiche del sildenafil e del metabolita attivo N-desmetil di circa il 90% superiori a quelle rilevate nei volontari sani più giovani (18-45 anni). A causa delle differenze età-correlate nel legame con le proteine plasmatiche, il corrispondente incremento nelle concentrazioni plasmatiche del sildenafil libero è stato di circa il 40%.

Insufficienza renale:

Nei volontari con compromissione renale di grado lieve-moderato (clearance della creatinina = 30­80 ml/min) non sono state rilevate alterazioni nella farmacocinetica del sildenafil dopo somministrazione di una singola dose orale da 50 mg. La AUC e la Cmax medie del metabolita N­desmetil sono aumentate rispettivamente del 126% e del 73%, rispetto ai volontari di età confrontabile che non presentavano compromissione renale. Tuttavia, a causa dell'elevata variabilità inter-soggetto, queste differenze non sono risultate statisticamente significative. Nei volontari con grave compromissione renale (clearance della creatinina < 30 ml/min) è stata osservata una riduzione della clearance del sildenafil, con conseguenti incrementi medi della AUC (100%) e della Cmax (88%) rispetto ai volontari di età confrontabile che non presentavano compromissione renale. Inoltre, la AUC e la Cmax del metabolita N-desmetil sono aumentate significativamente, rispettivamente del 79% e 200%.

Insufficienza epatica:

Nei volontari con cirrosi epatica lieve-moderata (Child-Pugh A e B) è stata osservata una riduzione della clearance del sildenafil, con un conseguente aumento della AUC (84%) e della Cmax (47%), rispetto a volontari di età confrontabile che non presentavano compromissione epatica. La farmacocinetica del sildenafil nei pazienti con grave compromissione della funzionalità epatica non è stata studiata.

5.3 Dati preclinici di sicurezza

I dati non-clinici non rivelano rischi particolari per l'uomo sulla base di studi convenzionali di farmacologia di sicurezza, tossicità a dosi ripetute, genotossicità, potenziale cancerogeno, tossicità riproduttiva.

6. INFORMAZIONI FARMACEUTICHE


6.1 Elenco degli eccipienti

Parte interna: cellulosa microcristallina calcio idrogeno fosfato (anidro) sodio croscaramelloso magnesio stearato

Ricopertura: ipromellosa titanio biossido (E171) lattosio triacetinalacca di alluminio contenente indaco carminio (E132)

6.2 Incompatibilità

Non pertinente.

6.3 Periodo di validità

5 anni.

6.4 Speciali precauzioni per la conservazione

Conservare a temperatura non superiore ai 30°C.Conservare nella confezione originale per tenere al riparo dall'umidità.

6.5 Natura e contenuto del contenitore

Blister PVC/Alluminio in confezioni da 2, 4, 8 o 12 compresse. E' possibile che non tutte le confezioni siano commercializzate.

6.6 Precauzioni particolari per lo smaltimento e la manipolazione

Nessuna istruzione particolare.

7. TITOLARE DELL'AUTORIZZAZIONE ALL'IMMISSIONE IN COMMERCIO

Pfizer Limited Sandwich Kent CT13 9NJ Regno Unito

8. NUMERO(I) DELL'AUTORIZZAZIONE (DELLE AUTORIZZAZIONI) ALL'IMMISSIONE IN COMMERCIO

EU/1/98/077/002-004 EU/1/98/077/013

9. DATA DELLA PRIMA AUTORIZZAZIONE/RINNOVO DELL'AUTORIZZAZIONE

Data di prima autorizzazione: 14 settembre 1998 Data dell'ultimo rinnovo: 26 augusto 2008

10. DATA DI REVISIONE DEL TESTO

Informazioni più dettagliate su questo medicinale sono disponibili sul sito web dell'Agenzia Europea dei Medicinali (EMEA): http://www.emea.europa.eu/

Informazioni fornite da: European Medicines Agency


fonte: fonte: my-personaltrainer.it




Che cos'è il Viagra?

Viagra è un medicinale che contiene il principio attivo sildenafil, e si presenta sotto forma di compresse blu a forma di diamante (25, 50, o 100 mg).

Per che cosa si usa Viagra?

Viagra si usa per trattare uomini adulti con disfunzione erettile (detta anche impotenza), che consiste nell'incapacità di raggiungere o mantenere un'erezione sufficiente per un'attività sessuale soddisfacente. Affinché Viagra abbia effetto, è necessaria la stimolazione sessuale. Il medicinale può essere ottenuto soltanto con prescrizione medica.

Come si usa Viagra?

La dose raccomandata di Viagra è 50 mg al bisogno, da assumere circa un'ora prima dell'attività sessuale. Se Viagra è preso durante un pasto, il suo effetto può manifestarsi in ritardo rispetto all'assunzione a digiuno. A seconda dell'efficacia e degli effetti collaterali, la dose può essere aumentata a 100 mg oppure ridotta a 25 mg. I pazienti con problemi di fegato o gravi problemi renali devono iniziare il trattamento con una dose di 25 mg. Si raccomanda di non prendere più di una compressa al giorno.

Come agisce Viagra?

Il principio attivo di Viagra, sildenafil, appartiene ad un gruppo di medicinali chiamati inibitori della fosfodiesterasi di tipo 5 (PDE5). Funziona bloccando l'enzima fosfodiesterasi che normalmente riduce i livelli di una sostanza chiamata guanosina monofosfato ciclica (cGMP). Durante la normale stimolazione sessuale il pene produce cGMP che provoca il rilassamento della muscolatura del tessuto spugnoso del pene (corpi cavernosi), consentendo l'afflusso di sangue nei corpi cavernosi, il che produce l'erezione. Bloccando la degradazione del cGMP, Viagra ripristina la funzione erettile. Per ottenere un'erezione è comunque sempre necessaria la stimolazione sessuale.

Quali studi sono stati svolti su Viagra?

Su Viagra sono stati svolti quattro studi principali in 1.690 uomini di età compresa tra 19 e 87 anni, mediante confronto con placebo (trattamento fittizio) per un periodo compreso tra 12 e 26 settimane. Di questi studi, due erano a dose fissa (ai pazienti venivano dati sempre 25 mg o 50 mg o 100 mg) e due a dose variabile (ai pazienti all'inizio venivano dati 25 mg e poi, a seconda della loro risposta, potevano passare a 50 o a 100 mg). Inoltre sono stati svolti studi su pazienti affetti da lesioni del midollo spinale e nei pazienti diabetici. La principale misura dell'efficacia era la capacità di ottenere e mantenere un'erezione, che è stata registrata in un apposito questionario compilato a casa mediante un sistema di valutazione basato su una scala di 5 punti (dove 5 corrisponde al risultato migliore).

Quali benefici ha mostrato Viagra nel corso degli studi?

Viagra si è dimostrato significativamente più efficace del placebo in tutti gli studi. Nel questionario, il punteggio per la domanda sulla frequenza con cui il paziente era in grado di realizzare un rapporto sessuale è passato da 2 senza trattamento a 3 o 4 con Viagra 50 mg. Negli studi con dosi fisse, la percentuale dei pazienti che ha riportato un miglioramento è stata del 62% (25 mg), 74% (50 mg) e 82% (100 mg), rispetto al 25% riportato con il placebo.

Quali sono i rischi associati a Viagra?

L'effetto indesiderato più comune (riscontrato in più di un paziente su 10) è il mal di testa. Per l'elenco completo degli effetti indesiderati riscontrati con Viagra, vedere il foglietto illustrativo.

Viagra non deve essere usato in persone che possono essere ipersensibili (allergiche) al sildenafil o ad un altro eccipiente, o nei casi in cui l'attività sessuale è sconsigliata (ad es. in uomini che hanno seri disturbi cardiaci, quali angina instabile o grave insufficienza cardiaca). Non deve neanche essere preso da persone che hanno avuto una perdita della vista dovuta a problemi di flusso di sangue al nervo ottico (neuropatia ottica ischemica anteriore non-arteritica - NAION). Viagra non deve essere preso con i nitrati (un tipo di medicinali usati per trattare l'angina). Siccome Viagra non è stato studiato in pazienti con gravi problemi di fegato, ipotensione (bassa pressione del sangue), recente ictus o infarto del miocardio (attacco cardiaco), o con disturbi ereditari accertati degli occhi, come la retinite pigmentosa, questi pazienti non devono usarlo.

Perché è stato approvato Viagra?

Il comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) ha deciso che i benefici di Viagra sono superiori ai suoi rischi per il trattamento di uomini con disfunzione erettile. I comitato ha pertanto raccomandato il rilascio dell'autorizzazione all'immissione in commercio del medicinale.

Altre informazioni su Viagra:

Il 14 settembre 1998 la Commissione europea ha rilasciato alla Pfizer Limited un'autorizzazione all'immissione in commercio per Viagra, valida in tutta l'Unione europea. L'autorizzazione è stata rinnovata il 14 settembre 2003 ed il 14 settembre 2008.

Informazioni fornite da: European Medicines Agency

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Che cos'è il PSA (Antigene prostatico specifico)?

Il PSA - acronimo di Prostate Specific Antigen, italianizzato in Antigene Prostatico Specifico - è una proteina sintetizzata dalle cellule della prostata.

Piccole concentrazioni di antigene prostatico sono normalmente presenti nel siero di tutti gli uomini e si possono valutare tramite un semplice esame del sangue. Alti livelli di PSA si riscontrano durante varie malattie prostatiche, come il tumore alla prostata, l'ipertrofia prostatica benigna e varie forme di prostatite. I valori di PSA aumentano anche nella senescenza, dopo interventi chirurgici alla prostata, inserimento di un catetere ed esami diagnostici specifici (come l'esplorazione rettale, la cistoscopia, la biopsia prostatica, la rettoscopia e la colonscopia). L'obesità è stata messa in relazione ad un abbassamento del PSA circolante.

Il dosaggio del PSA nel plasma ha un basso grado di specificità: quando i suoi livelli superano una certa soglia (> 3-4 ng per ml di sangue) molto probabilmente qualcosa non va a livello della prostata, ma in assenza di ulteriori indagini diagnostiche è impossibile stabilire con certezza la benignità o la malignità della condizione.

tPSA(ng/ml) Probabilità di riscontrare un tumore prostatico

0-4 10% (nel 90% dei casi si tratta di una forma organo confinata)

4-10 25% (nel 70% dei casi si tratta di una forma organo confinata)

> 10 50% (nel 50% dei casi si tratta di una forma organo confinata)

In riferimento al tumore prostatico, il dosaggio del PSA restituisce spesso falsi positivi. Si tratta di quei casi in cui elevati valori di PSA fanno ipotizzare l'esistenza di un cancro alla prostata, successivamente smentita dai vari accertamenti. In altre parole, il riscontro di alti livelli di PSA non è sufficiente per porre diagnosi di tumore alla prostata, specie negli uomini più anziani.

Se il sospetto di tumore viene confermato da altri esami diagnostici, il dosaggio del PSA rappresenta un buon indicatore dell'estensione tumorale. In particolare, quando il PSA è solo lievemente aumentato o addirittura normale è improbabile che il tumore sia molto esteso.

La maggior parte degli uomini con elevati valori ematici di antigene prostatico specifico non è affetta da cancro. Dati alla mano, solamente il 25 - 35% dei pazienti sottoposti a biopsia prostatica (dopo riscontro di PSA elevato) è effettivamente portatore di un cancro alla prostata, mentre un quarto dei soggetti colpiti da questa forma di tumore non mostra significativi aumenti del PSA.

Il monitoraggio dell'antigene prostatico specifico risulta utile per valutare la risposta del paziente alla terapia intrapresa, che quando è positiva si accompagna ad una riduzione dei valori di PSA. Il dosaggio sierico dev'essere eseguito prima degli altri esami diagnostici di controllo, poiché questi, come abbiamo visto, possono aumentare notevolmente i valori di PSA (dopo biopsia prostatica si possono registrare incrementi fino a 50 volte, con lento ritorno alla normalità nei 30-60 giorni successivi).

Il monitoraggio periodico del PSA è molto importante. Misurazioni ripetute possono infatti aiutare a differenziare le forme benigne da quelle maligne, tanto più probabili quanto più rapido è l'incremento dei valori. Per questo motivo sono stati introdotti i concetti di PSA velocity e PSA doubling time, entrambi inficiabili da vari elementi, come le variazioni intra ed interlaboratorio, e quelle biologiche non connesse alla patologia di base (un'eiaculazione recente, ad esempio, può aumentare i livelli ematici di PSA).

Dal momento che la loro indipendenza dal tumore prostatico è più probabile in presenza di una marcata ipertrofia della ghiandola, valori elevati di PSA possono essere messi in relazione al volume della prostata (PSA density).

Elementi utili per valutare il significato clinico di un elevato PSA possono essere raccolti valutando la proporzione tra PSA libero e PSA legato a proteine di trasporto. Si è infatti visto che condizioni benigne, come l'ipertrofia prostatica, aumentano prevalentemente la quota libera, mentre il cancro alla prostata produce soprattutto un aumento del PSA legato. Pertanto, in un uomo che contrappone elevati livelli di PSA legato a bassi valori di PSA libero, è probabile la presenza di un tumore prostatico, mentre la condizione opposta lascia presupporre un'origine benigna.

Alla luce di quanto detto, l'interpretazione dei valori ematici di PSA è materia assai complessa ed in costante evoluzione. Di fronte ad un rialzo di tali valori, il medico dovrà quindi prendere in esame tutta una serie di elementi, allo scopo di indirizzare il paziente verso specifici esami diagnostici, trattamenti personalizzati od un semplice monitoraggio periodico.

fonte: my-personaltrainer.it

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Conseguenze e sintomi dell'andropausa

I livelli di testosterone non sono correlati soltanto alla fertilità dell'individuo; l'influenza sulla capacità riproduttiva è infatti affiancata da un importante supporto a diverse funzioni "esistenziali", come quelle metaboliche, cardiovascolari, locomotorie, psichiche, comportamentali e sociali. Alti livelli di testosterone, spesso frutto di sconsigliatissime pratiche dopanti, si accompagnano tipicamente ad un aumento dell'aggressività, della libido e delle masse muscolari, mentre l'ipogonadismo è in genere associato a disfunzione erettile, debolezza, atrofia muscolare, depressione ed ansietà.

Queste doverose premesse sostengono il pensionamento del termine "andropausa" a favore dell'espressione medica "sindrome da carenza di androgeni nella terza età". In medicina, infatti, la sindrome rappresenta un insieme di sintomi e segni clinici riconducibili a più malattie o a più eziologie. Questi sintomi, nel caso dell'andropausa, sono particolarmente variegati e possono coinvolgere diverse sfere della funzionalità corporea. Tra tutte, l'interessamento di quella sessuale desta in genere particolari preoccupazioni, tanto da costituire il maggior impulso alla richiesta di un consulto medico.

Terapia dell'andropausa

La terapia sostitutiva con estrogeni è oggi indicata per le donne con sintomi climaterici particolarmente accentuati e mal tollerati. Anche in questo caso il paragone con l'andropausa (vale a dire la terapia sostitutiva con androgeni nell'uomo) non calza esattamente a pennello. Comuni possono essere i rischi, dato che queste terapie sono assolutamente sconsigliate in presenza di tumore prostatico nell'uomo o alla mammella nella donna, mentre vanno valutate con estrema attenzione nel caso sussista una qualche predisposizione per tali patologie. Ma ciò che differenzia in maniera netta le due pratiche è il numero degli studi clinici finora effettuati, elevato per la controparte femminile ed ancora esiguo, con spiccate sfumature contraddittorie, per l'altra faccia della medaglia. Secondo alcuni studi, ad esempio, l'universalmente accettata relazione tra somministrazione di testosterone esogeno e cancro alla prostata è di gran lunga sovrastimata (a dosaggi fisiologici).

La terapia sostitutiva con testosterone durante l'andropausa può avvenire per via intramuscolare (iniezioni periodiche ogni 10-14 giorni) o transdermica (applicazione cutanea, giornaliera di cerotti o gel); quest'ultima soluzione viene in genere preferita per la sua capacità di mantenere l'uniformità dei livelli di testosterone nel tempo (cosa non ottenibile per via orale, anche per le ripercussioni negative a livello epatico). Il rapporto rischi/benefici di tale pratica è ancora lontano dall'essere chiarito. In linea generale, sappiamo che la somministrazione di androgeni può ridurre l'incidenza di molti dei problemi precedentemente citati, aumentando la massa magra a sfavore di quella grassa e prevenendo osteoporosi ed anemia; l'impiego di testosterone nel trattamento della disfunzione erettile non sempre sortisce risultati apprezzabili, probabilmente per l'origine multifattoriale di questa condizione.

Per quanto riguarda i rischi della terapia ormonale sostitutiva durante l'andropausa, va considerato che la somministrazione di testosterone in presenza di livelli ormonali fisiologici, può avere a lungo termine delle ripercussioni negative sulla salute del paziente. Ne sanno qualcosa i culturisti e tutti coloro che utilizzano steroidi anabolizzanti per esaltare le performance sportive, anche se in questi casi vengono assunti a dosaggi nettamente superiori rispetto a quelli terapeutici. Nel caso dell'andropausa, invece, l'obiettivo terapeutico è semplicemente quello di somministrare quel tanto di testosterone che basta per riportare i livelli ormonali nella norma. Non dobbiamo dimenticare, inoltre, che quest'ormone non è l'unica possibilità terapeutica; esistono ad esempio suoi derivati con attività androgena meno spiccata od altri farmaci che bloccano l'enzima aromatasi. Infine, si stanno sviluppando i cosiddetti SARMs (modulatori selettivi per i recettori degli androgeni), con l'obiettivo di mantenere i benefici della terapia sostitutiva androgenica, minimizzandone i potenziali effetti collaterali. Anche il settore degli integratori pullula di prodotti studiati allo scopo di aumentare i livelli di testosterone, vista l'importanza di questo aspetto nella performance sportiva. A tal proposito basti sapere che se tali prodotti fossero effettivamente in grado di mantenere quanto promesso, non sarebbero certo di libera vendita. Ciò non toglie, comunque, che un'integrazione adeguata - inserita in un contesto alimentare sobrio ed equilibrato affiancato alla giusta dose e tipologia di esercizio - sia un'ottima strategia per promuovere il naturale aumento dei livelli sierici di testosterone. Si tratta in ogni caso di un effetto sinergico globale; chi spera di ottenere lo stesso risultato ingerendo semplicemente qualche compressa a base di arginina, tribulus terrestris, maca andina o analoghi, il più delle volte butta i propri soldi. Anche se alcuni estratti vegetali, come la yohimbina, possono effettivamente rinvigorire il desiderio e la funzione sessuale, i non trascurabili effetti collaterali ne limitano le applicazioni d'uso nell'anziano in andropausa. Anche sulla presunta utilità del DHEA nel trattamento dell'andropausa ci siamo già espressi, con un articolo "cattivello" ma utile per smorzare ingiustificati entusiasmi verso queste sostanze. Per quanto riguarda i farmaci di provata efficacia nel trattamento della disfunzione erettile, effetti collaterali e meccanismi d'azione sono ampiamente presentati in questo articolo.

Nel caso il medico decidesse, in accordo con il paziente, di intraprendere una terapia ormonale sostitutiva per prevenire o combattere l'andropausa, si consiglia di sottoporsi con maggiore frequenza ad esami che valutino la salute della prostata ed i livelli circolanti di emoglobina, colesterolo e testosterone.

Concludiamo ricordando l'esistenza di un metodo naturale e privo di controindicazioni, capace di agire sulla stragrande maggioranza dei fattori di rischio per l'ipogonadismo e l'andropausa. Prevenzione del diabete, dell'obesità, dell'ipertensione e dell'aterosclerosi, miglioramento della salute mentale e - tanto per restare in tema - attenuazione del declino età-correlato dei livelli di testosterone. Semplice, naturale, economico ed efficace, una vera e propria "panacea" la cui efficacia - nota dai tempi più remoti - è stata dimostrata in maniera inequivocabile anche in epoche recenti... "tutte le parti del corpo che hanno una funzione, se usate con moderazione ed esercitate nell'attività alla quale sono deputate, diventano più sane, ben sviluppate ed invecchieranno più lentamente; ma se non saranno usate e lasciate inattive, queste diventeranno facili ad ammalarsi, difettose nella crescita ed invecchieranno precocemente" - Ippocrate IV secolo a.C -

MODIFICAZIONI FISIOLOGICHE DELL'ATTIVITÀ SESSUALE: rallentamento della fase eccitatoria e dell'erezione; riduzione della rigidità penica; offuscamento della sensazione dell'inevitabilità orgasmica, calo della libido e della fertilità, riduzione delle erezioni spontanee (come quelle notturne), riduzione dell'intensità orgasmica e del volume dell'eiaculato, allungamento del periodo refrattario. Il calo della spinta sessuale è in genere un processo molto lento, tale per cui passa spesso inosservato o viene semplicemente associato all'invecchiamento. Anche quando si manifesta in maniera brusca - salvo la presenza di sottostanti patologie - mantiene comunque tale carattere e viene perlopiù percepito come tale a causa delle ripercussioni psicologiche di un'improvvisa e palese difficoltà sessuale.

MODIFICAZIONI DELLE VARIE ATTIVITA' CORPOREE: aumento della massa adiposa a discapito di quella muscolare, riduzione della densità ossea con maggiore suscettibilità alle fratture, ginecomastia (eccessivo sviluppo della mammella maschile), pelle più sottile e diminuita o arrestata crescita dei peli, calo delle energie e del senso di benessere, anemia, insonnia o altri disturbi del sonno, depressione, riduzione della concentrazione e dell'autostima.

E' bene ribadire che questi sintomi sono per molti aspetti assolutamente fisiologici e in genere solo in parte sostenuti dal declino dei livelli di testosterone. Tanto per citare alcuni esempi, fenomeni vascolari occlusivi di natura ateromatosa (ergo aterosclerosi) possono diminuire l'afflusso di sangue al pene e causare disfunzione erettile. I principali fattori di rischio per questa malattia sono il diabete, l'obesità, l'ipercolesterolemia LDL, il fumo e l'ipertensione, tutti pesantemente influenzati dalle abitudini di vita del soggetto. L'obesità, dal canto suo, è tipicamente associata ad una riduzione dei livelli di testosterone libero e totale, accompagnati ad un relativo aumento dell'estradiolo (un tipico ormone femminile). Come nel peggiore dei circoli viziosi, l'aumento del grasso viscerale peggiora l'ipogonadismo, che a sua volta aggrava la condizione di obesità. Nel tessuto adiposo, ed in modo particolare in quello localizzato a livello addominale, si concentra infatti un enzima, chiamato aromatasi, che opera la conversione del testosterone in estradiolo. L'attività dell'aromatasi è potenziata non solo dall'ipertrofia degli adipociti, ma anche dall'iperinsulinemia (anticamera del diabete mellito di tipo II), e dall'alcolismo. Passando alle alterazioni del metabolismo glucidico, soggetti diabetici sviluppano disfunzione erettile con frequenza tre volte maggiore rispetto ad uomini non diabetici.

L'iperglicemia può infatti danneggiare le fibre nervose ed i vasi sanguigni coinvolti nell'erezione; inoltre, predispone all'aterosclerosi e, similmente all'obesità, riduce la sintesi di ossido nitrico, un importante vasodilatatore coinvolto anche nei fenomeni erettivi (il meccanismo d'azione di Viagra ® ed analoghi si basa sul blocco della degradazione di un'altra sostanza vasodilatatoria, che viene rilasciata in risposta all'aumento dell'ossido nitrico).

Sottolineiamo, in ultima analisi, che i sintomi dell'andropausa sono per molti aspetti simili a quelli dell'ipotiroidismo, una malattia dovuta all'insufficiente attività della ghiandola tiroide.

Diagnosi

Nel caso la comparsa dei sintomi sopra-riportati susciti il sospetto di un'imminente ingresso in andropausa, la cosa migliore da fare è sottoporli all'attenzione di un medico. Solo in questo modo si potranno indagare le cause che li hanno prodotti e stabilire il trattamento più opportuno; a tal proposito è bene tener presente due concetti chiave, che dopo l'analisi delle conseguenze e dei sintomi dell'andropausa dovrebbero essere ormai chiari. Il primo è che nella maggior parte dei casi si tratta di una condizione assolutamente fisiologica, per molti aspetti prevenibile o perlomeno attenuabile attraverso uno stile di vita più salutare; il secondo è che i sintomi dell'andropausa non sono necessariamente correlati all'ipogonadismo, ma possono nascondere sottostanti e ben più gravi malattie. Quest'ultima eventualità, in particolare, andrebbe a maggior ragione intesa come un pressante invito a sottoporre i propri sintomi all'attenzione di un andrologo, in maniera onesta e trasparente.

La percezione e la corretta interpretazione dei sintomi dell'andropausa è molto importante ai fini della sua diagnosi. A parità di livelli circolanti di testosterone libero, le manifestazioni sintomatologiche possono infatti variare - anche in misura sensibile - da individuo a individuo. A meno che i livelli ematici di testosterone, ed in particolare quelli della sua frazione libera, non siano francamente deficitari, risulta infatti difficile porre diagnosi di ipogonadismo e/o andropausa tramite una semplice valutazione della testosteronemia.

fonte: my-personaltrainer.it

Che cos'è l'andropausa?

Andropausa è un termine coniato in epoche recenti per indicare il naturale esaurimento delle capacità riproduttive maschili in età avanzata. Questo neologismo richiama la menopausa femminile in maniera piuttosto evidente, anche se il suffisso "pausa" mal si addice al declino delle capacità procreative dell'uomo. Il tipico profilo ormonale di un individuo in andropausa si instaura infatti in maniera tutt'altro che drastica, scontata o repentina, mentre nella donna la menopausa è un processo ben definito, una tappa obbligata che inizia con la scomparsa del ciclo mestruale e si accompagna ad un rapido calo della produzione di estrogeni.

Per l'uomo non possiamo quindi parlare a tutti gli effetti di vera e propria "cessazione" delle capacità riproduttive; piuttosto, l'andropausa andrebbe descritta come un processo parafisiologico (quindi per molti aspetti normale), che si manifesta con estrema variabilità nella popolazione. Il termine, non c'è dubbio, rende l'idea, ma proprio in virtù di queste considerazioni la stessa esistenza dell'andropausa è stata per molto tempo, e spesso ancora oggi, messa in discussione.

L'andropausa "vera", intesa come la completa perdita della capacità procreativa, non si manifesta in tutti gli uomini, ma solo in un numero limitato di individui; si tratta infatti di un fenomeno soggettivo, dal momento che numerosi fattori ambientali (sovrappeso, sedentarietà, tabagismo ed eccessi di vario tipo) possono incidere in maniera sostanziale sulla fertilità maschile. Nella comunità medica, in riferimento all'andropausa, si preferisce quindi parlare di PADAM, acronimo anglosassone derivato da "Partial Androgen Deficiency in Aging Male", ossia "sindrome da parziale carenza di androgeni nella terza età". Altri autori, meno permessivi, eliminano il carattere di parzialità e parlano semplicemente di ADAM (Androgen Deficiency in Aging Male o sindrome da insufficienza androgenica in età anziana).

L'ANDROPAUSA, anche se intesa nel suo significato più ampio, NON è una malattia, bensì un processo parafisiologico che si manifesta con estrema variabilità.

Cause dell'andropausa e fattori di rischio

L'ineluttabile fenomeno dell'invecchiamento si accompagna ad un progressivo calo della testosteronemia, cioè dei livelli sierici di testosterone. Un declino, questo, in realtà piuttosto lento e progressivo, che inizia inesorabilmente intorno ai 25/30 anni di età e si correla inversamente con il BMI. In altre parole, tanto più grave è la propria condizione di sovrappeso e tanto maggiori sono le probabilità che l'andropausa bussi alla porta, anche in età relativamente precoce. Il rischio, in particolare, diviene consistente dalla sesta decade di vita in poi.

Esaminando i risultati di ampi studi popolazionistici, a partire dai 25/30 anni di età, la sintesi giornaliera di testosterone diminuisce dell'1-2% all'anno, tanto da risultare pressoché dimezzata intorno ai 70/80 anni. Oltre a quelli del testosterone, nell'andropausa diminuiscono sensibilmente anche i livelli degli altri androgeni, come il diidrotestosterone (DHT), il DHEA e l'androstenedione.

Nell'uomo, la sintesi di testosterone è affidata alle cellule testicolari del Leydig, la cui riduzione numerica è tipicamente correlata all'andropausa; non a caso, il volume testicolare di un anziano è normalmente ridotto rispetto a quello di un soggetto giovane. Anche il centro ipofisario che dirige la sintesi di testosterone attraverso il rilascio di LH, può dimostrarsi deficitario. In particolare, la diminuita ampiezza della pulsatilità di tale ormone - a sua volta controllata dal GnRH ipotalamico (ormone per il rilascio delle gonadotropine) - è tipica della senescenza. Ricordiamo brevemente che la pulsatilità è quel fenomeno per cui un ormone non viene secreto in maniera costante nel tempo, bensì ad ondate di intensità e ampiezza variabile, ripetute ad intervalli di tempo più o meno regolari (nella donna la pulsatilità del GnRH è fortemente correlata alle varie fasi del ciclo mestruale, mentre nell'uomo è relativamente costante). Proprio per questa pulsatilità, nel giovane i livelli sierici di testosterone presentano un classico andamento circadiano (più alti al mattino ed inferiori alla sera), che tende ad appiattirsi fino a scomparire nell'anziano.

Il termine medico utilizzato per descrivere l'insufficiente sintesi di testosterone da parte del testicolo non è "andropausa", bensì "ipogonadismo". Nell'andropausa si ha sempre ipogonadismo, ma non è valida la relazione opposta, poiché questa situazione clinica può manifestarsi anche in giovane età. Pertanto, anziché ricondurre eventuali sintomi dell'andropausa al naturale processo di invecchiamento e rassegnarsi ad esso, è bene sottoporli all'attenzione di un andrologo. Le possibili cause di ipogonadismo sono infatti numerose e ancor di più sono quelle responsabili della sua manifestazione più nota e temuta: la disfunzione erettile.

Un ultimo appunto di carattere fisiologico va fatto sulla differenza tra testosterone totale e testosterone libero. Ques'ultimo costituisce senza dubbio l'elemento diagnostico più importante, poiché esprime la frazione di testosterone "sganciata" dalle proteine di trasporto, e come tale libera di espletare la propria azione (è la forma attiva dell'ormone). Viceversa, il testosterone legato alle proteine di trasporto è di fatto biologicamente inattivo; per questo, bassi livelli di testosteronemia totale non sono necessariamente indice di ipogonadismo o andropausa, mentre il riscontro di un serio deficit di testosterone libero reiterato nel tempo ha carattere "patognomico". Andrebbe inoltre valutata la sensibilità cellulare all'azione degli androgeni, influenzata soprattutto dal numero di recettori a livello del nucleo e, in misura inferiore, del plasmalemma.

Ondate di calore: quali sono i rischi per la salute

Cosa sono

Le ondate di calore (in inglese heat-waves) sono condizioni meteorologiche estreme che si verificano durante la stagione estiva, caratterizzate da temperature elevate, al di sopra dei valori usuali, che possono durare giorni o settimane

Nelle grandi città il clima è più caldo rispetto alle zone rurali vicine. Il fenomeno è detto “isola di calore” (urban heat island) è dovuto soprattutto al maggior assorbimento di energia solare da parte delle superfici asfaltate e del cemento degli edifici

Rischi per la salute

Il caldo causa problemi alla salute nel momento in cui altera il sistema di regolazione della temperatura corporea. Normalmente, il corpo si raffredda sudando, ma in certe condizioni fisiche e ambientali questo non è sufficiente. Se, ad esempio, l’umidità è molto elevata, il sudore non evapora rapidamente e il calore corporeo non viene eliminato efficacemente. La temperatura del corpo, quindi, aumenta rapidamente e può arrivare a danneggiare diversi organi vitali e il cervello stesso.

Chi è più a rischio?

- Le persone anziane hanno condizioni fisiche generalmente più compromesse e l’organismo può essere meno efficiente nel compensare lo stress da caldo e rispondere adeguatamente ai cambiamenti di temperatura; tra questi chi soffre di malattie cardiovascolari, di ipertensione, di patologie respiratorie croniche, di insufficienza renale cronica, di malattie neurologiche è a maggior rischio.

- Le persone non autosufficienti poiché dipendono dagli altri per regolare l’ambiente in cui si trovano e per l’assunzione di liquidi

- Le persone che assumono regolarmente farmaci che possono compromettere la termoregolazione fisiologica o aumentare la produzione di calore.

- I neonati e i bambini piccoli per la ridotta superficie corporea e la mancanza di una completa autosufficienza, possono essere esposti al rischio di un aumento eccessivo della temperatura corporea e ad una disidratazione, con possibili conseguenze dannose sul sistema cardiocircolatorio, respiratorio e neurologico.

- Chi fa esercizio fisico o svolge un lavoro intenso all’aria aperta può disidratarsi più facilmente degli altri.

- I problemi di salute legati al caldo possono presentarsi con sintomi minori, come crampi, lipotimia ed edemi, o di maggiore gravità, come il colpo di calore, la congestione, la disidratazione.

CRAMPI

Sono causati da uno squilibrio elettrolitico oppure da una carenza di sodio, dovuta alla perdita di liquidi, oppure derivano da una insufficienza venosa, spesso associata ad edema alle caviglie.

Nel primo caso (squilibrio elettrolitico), i crampi si verificano negli anziani che assumono pochi liquidi o in persone che svolgono attività fisica senza reintegrare a sufficienza i liquidi persi con la sudorazione.

Nel secondo caso (carenza di sodio), i crampi compaiono in persone non acclimatate che, pur bevendo a sufficienza, non reintegrano i sali minerali persi.

In questo caso, le persone possono presentare, oltre ai crampi anche altri sintomi come cefalea, stanchezza e affaticamento, e vanno reidratate con una abbondante assunzione di acqua.

Nella malattia venosa degli arti inferiori i crampi compaiono spesso durante la notte o dopo una prolungata stazione eretta. In questo caso è consigliabile far assumere al paziente una posizione con gli arti superiori sollevati di almeno 4 cm rispetto al cuore, rinfrescando con acqua fredda gli arti inferiori.

EDEMA

L’edema è la conseguenza di una vasodilatazione periferica prolungata, che causa un ristagno di sangue nelle estremità inferiori che, con l’aumento della pressione intravasale, provoca un travaso di liquidi nell’interstizio. Un rimedio semplice ed efficace è tenere le gambe sollevate ed eseguire di tanto in tanto dei movimenti dolci per favorire il reflusso venoso, oppure, effettuare delle docce fredde agli arti inferiori, dal basso verso l’alto e dall’interno verso l’esterno sino alla sommità della coscia. Si tratta comunque di un sintomo da non sottovalutare poiché può essere associato a scompenso cardiaco.

LIPOTIMIA

La lipotimia (svenimento) è caratterizzata da un’improvvisa perdita della coscienza.

La causa è un calo di pressione arteriosa dovuto al ristagno di sangue nelle zone periferiche con conseguente diminuzione dell’apporto di sangue al cervello.

Lo svenimento può essere prevenuto se, ai primi sintomi, quali vertigini, sudore freddo, offuscamento visivo o secchezza delle fauci, si fa assumere al paziente una posizione distesa, con le gambe sollevate rispetto al cuore.

STRESS DA CALORE

E' un sintomo di maggiore gravità e si manifesta con un senso di leggero disorientamento, malessere generale, debolezza, nausea, vomito, cefalea, tachicardia ed ipotensione, oliguria, confusione, irritabilità. La temperatura corporea può essere leggermente elevata ed è comune una forte sudorazione. Se non viene diagnosticato e trattato immediatamente, può progredire fino al colpo di calore.

La diagnosi può essere facilmente confusa con quella di una malattia virale.

Il trattamento d’urgenza consiste nello spostare la persona in un ambiente fresco e reintegrare i liquidi mediante bevande ricche di sali minerali e zuccheri. Nei casi più gravi, la persona deve essere rinfrescata togliendo gli indumenti, bagnandola con acqua fresca o avvolgendo il corpo in un lenzuolo bagnato.

COLPO DI CALORE

E' la condizione più grave e rappresenta una condizione di emergenza vera e propria. Il ritardato o mancato trattamento può portare anche al decesso.

Il colpo di calore avviene quando la fisiologica capacità di termoregolazione è compromessa e la temperatura corporea raggiunge valori intorno ai 40°C. Si può presentare con iperventilazione, anidrosi, insufficienza renale, edema polmonare, aritmie cardiache, sino allo shock accompagnato da delirio che può progredire sino alla perdita di coscienza.

Il colpo di calore richiede, specie se colpisce neonati od anziani, l’immediato ricovero in ospedale. In attesa dell’arrivo dell’ambulanza, bisogna spogliare e ventilare il malato, rinfrescarlo bagnandolo con acqua fresca e applicare impacchi di acqua fredda sugli arti.

CONGESTIONE

La congestione è dovuta all'introduzione di bevande ghiacciate in un organismo surriscaldato, durante o subito dopo i pasti.
L'eccessivo afflusso di sangue all’ addome può rallentare o bloccare i processi digestivi.
I primi sintomi sono costituiti da sudorazione e dolore toracico.

- Sospendere ogni attività.

- Far sedere o sdraiare l'infortunato in un luogo caldo e asciutto.

- Se in poco tempo la congestione non si risolve è necessario consultare un medico.

DISIDRATAZIONE

La disidratazione è una condizione che si instaura quando la quantità di acqua persa dall’organismo è maggiore di quella introdotta.
Normalmente si assumono circa 1,5 litri di acqua al giorno, grazie allo stimolo della sete.
L’organismo si disidrata e incomincia a funzionare male quando:

- è richiesta una quantità di acqua maggiore come in caso di alte temperature ambientali

- si perdono molti liquidi, come in caso di febbre, vomito e diarrea

- una persona non assume volontariamente acqua a sufficienza.

I sintomi principali sono:

sete, debolezza, vertigini, palpitazioni, ansia, pelle e mucose asciutte, ipotensione

EFFETTI SULLA PRESSIONE ARTERIOSA

Le persone ipertese e i cardiopatici, soprattutto se anziani, ma anche molte persone sane, possono manifestare episodi di diminuzione della pressione arteriosa, soprattutto nel passare dalla posizione sdraiata alla posizione in piedi (ipotensione ortostatica).

In questi casi, è consigliabile:

- evitare il brusco passaggio dalla posizione orizzontale a quella verticale, che potrebbe causare anche perdita di coscienza

- non alzarsi bruscamente dal letto, soprattutto nelle ore notturne, ma fermarsi in posizioni intermedie (esempio: seduti al bordo del letto per alcuni minuti) prima di alzarsi in piedi.

Per approfondire, consulta le domande più frequenti sull'emergenza caldo

Cosa fare

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Consigli degli esperti

Il clima caldo mette in funzione meccanismi omeostatici (di autoregolazione) dell’apparato cardiovascolare che hanno lo scopo finale di mantenere una giusta temperatura corporea. Tali meccanismi non riescono tuttavia a proteggere efficacemente i soggetti anziani e le persone affette da malattie croniche dell’apparato cardiocircolatorio

Il caldo può essere pericoloso e procurare problemi di salute alle persone con malattie respiratorie, soprattutto affette da broncopatie cronico ostruttive (BPCO) e asma. Quando la temperatura dell’aria sale oltre certi valori e aumenta anche la quantità massima di vapore d’acqua che l’aria stessa contiene, si ha una netta sensazione di difficoltà di respirazione, detta anche “sensazione di afa” (l’impressione è quella di respirare nell’acqua!)

Azioni del Ministero della Salute

A partire dall'estate 2005 il Ministero della Salute e il Centro per la prevenzione e controllo delle malattie (CCM) hanno sviluppato un programma di lavoro, volto a limitare l'impatto sulla salute delle ondate di calore.

Il progetto va a integrarsi con le attività sviluppate nell’ambito di un analogo progetto attivato nel 2004 dal Dipartimento della Protezione Civile; in aggiunta agli obiettivi comuni di implementazione dei sistemi di allarme Heat Health Watch Warning System - HHWWS e dei sistemi rapidi della mortalità estiva, il progetto CCM, giunto alla sua seconda fase (2009-2011) è finalizzato a consolidare la rete dei servizi e delle attività di prevenzione implementate a livello locale e valutare l’efficacia degli interventi mirati a ridurre l’impatto delle ondate di calore sulla salute di sottogruppi di popolazione ad alto rischio. Il progetto, inoltre, ha il compito di elaborare piani organizzativi di intervento differenziati per livello di rischio climatico e per profilo di rischio dell’area considerata (aree a rischio elevato, aree a rischio medio-alto, aree a basso rischio).

Nell’estate 2010 il sistema HHWWS è operativo dal 15 maggio al 15 settembre 2010 in 27 città italiane (Ancona, Bari, Bologna, Bolzano, Brescia, Cagliari, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rieti, Roma, Torino, Trieste, Venezia, Verona, Viterbo).

I sistemi Heat Health Watch Warning System - HHWWS, del progetto DPC sono in grado di prevedere in anticipo l’arrivo delle condizioni a rischio per la salute e si basano su modelli città specifici che identificano le condizioni climatiche oppressive ed il loro impatto sulla salute. Forniscono previsioni fino a 72 ore di anticipo dell’arrivo di masse d’aria a rischio per la salute e consentono, quindi, di concentrare gli interventi di prevenzione nei giorni di allarme/emergenza nei confronti dei soggetti più esposti.

Principali attività e metodologia di lavoro

Il progetto prevede una serie di attività specifiche, tra cui:

- definire piani operativi differenziati coordinati a livello centrale e locale per la gestione delle condizioni di rischio climatico

- definire metodologie per l’identificazione dei gruppi di popolazione ad alto rischio a cui rivolgere gli interventi di prevenzione (anagrafe dei suscettibili)

- costituire una banca dati nazionale su indicatori di esposizione e indicatori di effetto per la sorveglianza epidemiologica

- valutare l’efficacia dei sistemi di allarme HHWW e degli interventi di prevenzione.

La realizzazione del progetto si fonda su tre componenti principali:

- Flusso informativo per la comunicazione del rischio basato sui sistemi HHWW.
Il flusso consiste nella diffusione, attraverso la rete di istituzioni e servizi socio-sanitari coinvolti nelle attività di prevenzione a livello locale, del bollettino di allarme sviluppato per la previsione delle condizioni meteorologiche a rischio per la salute (Progetto DPC).
Per ogni città, i modelli HHWWS vengono elaborati a livello centrale e i risultati sono riportati in un bollettino sintetico che contiene le previsioni meteorologiche riassuntive ed un livello di allarme graduato per i tre giorni successivi. Ogni giorno sono prodotti e trasmessi tempestivamente via e-mail al Ministero della Salute, i bollettini relativi ad ogni città che vengono resi pubblici attraverso la pubblicazione sul sito web del Dipartimento della Protezione Civile. Per ogni città è identificato un centro di riferimento locale (Comune, ASL, centro locale della Protezione Civile) responsabile del flusso informativo a livello locale e del coordinamento del piano di prevenzione nelle situazioni di allarme/emergenza. I centri operano in modo coordinato a livello nazionale e, a loro volta, hanno il compito di coordinare efficacemente i diversi attori coinvolti a livello locale nel piano di prevenzione: i Comuni (Assessorato per i servizi sociali, associazioni di volontariato), le Aziende Sanitarie Locali (Dipartimenti di prevenzione e Dipartimenti di assistenza per anziani) e i centri locali della Protezione Civile.

- Definizione di piani operativi differenziati per la gestione delle situazioni di rischio climatico. Verranno elaborati piani operativi differenziati in base ai diversi livelli di rischio climatico previsti e in base al profilo di rischio dell’area considerata.

- Identificazione delle persone ad alto rischio a cui rivolgere gli interventi di prevenzione.
I servizi locali sia sanitari (ASL) sia socio-assistenziali (Comune) dispongono di sistemi informativi (archivi nominativi degli assistiti, dei ricoveri, delle prestazioni ambulatoriali, delle prescrizioni farmaceutiche, delle esenzioni dal contributo sanitario per patologia, dell’invalidità civile, dell’assistenza domiciliare etc.) che, opportunamente integrati, verranno utilizzati per la definizione di una anagrafe dei suscettibili che rappresenta uno degli strumenti utili per mirare gli interventi preventivi e di assistenza.